Il trattamento dell'ADHD

scritto da: Dott.ssa Cacace | data: 02/09/2012 15:00:00 | 2 commenti

L'intervento

Quando c’è il sospetto della presenza di un disturbo di attenzione in un bambino, la prima cosa da fare è una diagnosi accurata dello stesso, in pratica ci si deve assicurare, tramite l’aiuto di un esperto, che il bambino presenti determinati sintomi elencati nel Manuale diagnostico dei disturbi (DSM-IV) e in quale grado essi si manifestano. A scuola è consuetudine confrontare i bambini tra di loro per poter effettuare tali valutazioni, e una differenza qualitativa con il resto dei bambini nelle aree considerate è un buon punto di partenza. Il quadro può essere ottenuto non solo attraverso domande dettagliate sul passato e sul rendimento del bambino negli altri contesti, ma anche attraverso l’uso di uno dei questionari che in modo specifico identificano i sintomi di questo disturbo, come il Revised Ontario Child Health Study Scales (Boyle et al., 1993) o il Child Behaviour Checklist (Achenbach e Edelbrock, 1991).

In questi casi vale la pena condurre anche un assessment accurato sulla durata delle varie attività quotidiane affrontate dal bambino come leggere, disegnare, guardare la televisione. Questo serve ad accertare se per il bambino persistere in un’attività è un problema ricorrente.

Se si ha la conferma che si tratta di un disturbo di attenzione , lo stadio successivo è quello di determinare a quale sottotipo appartenga.

Mentre fino ad ora il genitore ha potuto agire “quasi” completamente da solo, a questo punto è meglio far intervenire uno specialista. Il proprio medico può provvedere ad un invio all’ASL mentre se il problema persiste in particolare a scuola, lo psicologo scolastico può essere un valido aiuto.

Se i problemi sono di una certa rilevanza, i servizi sociali dovrebbero essere già stati coinvolti, dal momento che essi possiedono una gamma di strategie utili a questi fini. Ad esempio il sottotipo “focalizzazione sulla famiglia” necessita di un accurato accertamento famigliare per dettagliare le tematiche e le problematiche che stanno contribuendo al problema comportamentale. Questo può indicare che sarebbe appropriato un intervento di terapia famigliare ad esempio. Oppure se i problemi hanno avuto un esordio molto precoce, ritardi nello sviluppo e problemi in vari contesti, indicano un sottotipo a “iperattività diffusa”, e spesso il primo passo per aiutare questi bambini è considerare la possibilità di una componente alimentare.

 

Cercherò di spiegare brevemente in cosa consistono i vari tipi di trattamento sperimentati fino ad oggi:

L’approccio alimentare

Come anticipati nell’articolo “Che cos’è”, per un certo numero di bambini e ragazzi, mangiare determinati cibi e/o additivi può condurre a un comportamento ingestibile.

Una vasta ricerca ha dimostrato che è piuttosto comune che due o tre sostanze abbiano influenze sul comportamento del bambino e che è inutile cercare il cibo responsabile eliminandone uno alla volta; inoltre ha rilevato che ogni bambino è unico rispetto alla combinazione di cibi che gli nuoce. La ricerca ha rilevato anche che esiste un numero veramente esiguo di cibi che non provocano alcuna reazione. Per scoprire il cibo responsabile, virtualmente, la somministrazione di ogni cibo deve essere interrotta per poi ricominciare.

Il processo di soluzione comporta tre stadi:

-          La comparazione: è necessario confrontare il comportamento del bambino prima e durante la specifica dieta per vedere se è cambiato significativamente. È opportuno usare un grafico per riuscire a monitorare il comportamento del bambino durante la settimana prima che inizi la dieta. Utilizzando una scala da 0 a 10, dove 0 sta per comportamento normale e 10 per comportamento inaccettabile,  il comportamento del bambino viene registrato per la colazione, il pranzo e la cena.

-          La dieta: il bambino deve mangiare solo il cibo della lista compilata dallo specialista. Nient’altro deve essere mangiato o bevuto per un periodo di tre settimane. Alla fine dei 21 giorni il punteggio del comportamento per i giorni della dieta è confrontato con i giorni precedenti l’inizio. Se vi fosse una marcata differenza, è evidente che alcune combinazioni alimentari stiano avendo effetto e quindi ci muoviamo verso il terzo stadio, se così non fosse, allora vuol dire che il cibo non c’entra e il programma si interrompe.

-          Trovare i cibi responsabili: durante la dieta, si aggiunge un nuovo alimento alla volta, iniziando da quelli preferiti dal bambino. Ogni due giorni si parte con un nuovo alimento finchè il comportamento del bambino peggiora rapidamente. Abolite il cibo di più recente introduzione e non aggiungete nessun nuovo alimento finchè il comportamento del bambino non si stabilizza nuovamente. Continuate in questo modo e inserite tutti i cibi consumati abitualmente tranne quelli che hanno causato un peggioramento comportamentale.

 

La lista della dieta da seguire di solito comprende agnello, pollo, patate, riso, cavolo, lattuga, sedano, cavolfiore, banane e mele. È molto difficile preparare pasti differenti con una lista così esigua, ma questo rimane il modo migliore per stabilire se esiste un’allergia alimentare o quale combinazione provochi il problema. Il bambino deve essere incoraggiato a bere molta acqua. È importante ricordare due cose fondamentali:

o   Anche i condimenti come olio, burro, sale o altro sono considerati nuovi alimenti, quindi i cibi vanno solamente bolliti, cotti ai ferri o al forno senza l’aggiunta di nessun tipo di ingrediente.

o   La forte restrizione alimentare deve durare solamente tre settimane per poi tornare gradualmente alla pressoché totale normalità.

 

 

Il trattamento farmacologico

-Gli stimolanti: Il trattamento farmacologico, ed in particolare l’uso di stimolanti del sistema nervoso centrale, è stata l’area che ha ricevuto la maggiore attenzione da parte della ricerca. Il farmaco più comunemente usato è il  metilfenidato, noto come Ritalin,  facente parte della famiglia delle anfetamine che modifica il livello delle sostanze chimiche  cerebrali e sembra aiutare alcuni bambini a concentrarsi.

Tuttavia si tratta di una sostanza che può provocare dipendenza e ha numerosi effetti collaterali, perché può impedire il sonno e rendere il bambino più irritabile e irrequieto. È stato dimostrato che se il farmaco viene assunto per lunghi periodi può interferire con lo sviluppo.

Gli studi condotti in America hanno comunque mostrato che il metilfenidato può produrre moderati miglioramenti nei sintomi in bambini in età prescolare, e risposte un po’ più efficaci nei bambini più grandi e negli adolescenti. I miglioramenti più evidenti tendono a essere una riduzione dell’iperattività e dell’impulsività, mostrate dal bambino, oltreché un miglioramento nei livelli globali di attenzione, nei risultati scolastici, nel funzionamento cognitivo e nella capacità di rievocazione.

Non è ancora chiaro se questi cambiamenti nell’attenzione esercitino un’influenza anche in altri aspetti della vita del ragazzo o se il farmaco influenzi direttamente altri aspetti del suo funzionamento.  Per esempio, questi farmaci aumentano notevolmente le interazioni sociali del ragazzo e aumentano la sua sensibilità nella comunicazione con gli altri.

Nei primi studi di ricerca era stata manifestata la preoccupazione che i benefici effettivi ottenuti con i farmaci venissero controbilanciati dal fatto di mettere il bambino sotto sedativi e dal rischio di sviluppare una dipendenza, ma i lavori più recenti tenderebbero a smentire tali rischi.

 

-Gli antidepressivi: in alcuni casi la scarsa concentrazione e l’irrequietezza, tipiche di un disturbo pervasivo, sono associate a tristezza e infelicità. Questa combinazione di iperattività e depressione ha indotto alcuni ricercatori a esaminare gli effetti della prescrizione di antidepressivi a bambini e ragazzi con ADHD. I risultati hanno indicato che si ottengono effetti positivi con tutti i gruppi d’età, e in particolare con gli adolescenti. Questo tipo di trattamento è dunque un’alternativa all’uso degli stimolanti, specialmente quando vi è il sospetto che gli stimolanti inducano dipendenza.

È vero che gli antidepressivi non hanno gli stessi risultati immediati che hanno gli stimolanti, quindi bisogna insistere alcune settimane prima di vederne gli effetti.

Gli antidepressivi più usati e studiati sono i triciclici, ma è stato dimostrato che anche gli inibitori della monoamminossidasi sono efficaci soprattutto per quanto riguarda i sintomi aggressivi di questo disturbo. Purtroppo però questi farmaci interagiscono con altre sostanze e con alcuni alimenti; gli effetti possono manifestarsi anche molto tempo dopo, quindi è necessaria massima cautela e controllo nel loro utilizzo.

Le tecniche comportamentali

Queste tecniche possono rivestire un ruolo nell’aiutare un bambino o un ragazzo ad applicarsi ai compiti ed aumentare gradualmente il tempo in cui l’attenzione può essere mantenuta. Possono anche favorire il contenimento degli aspetti di condotta che spesso fanno parte del quadro.

Nei casi in cui il bambino ha problemi di attenzione bisogna porre l’accento sul tentativo di aumentare il tempo di attenzione e il senso generale di autostima. Questi ragazzi non sempre registrano completamente le istruzioni, è quindi essenziale che esse vengano regolarmente ripetute, fornite nei modi più diversi, per esempio scrivendole o usando diagrammi e disegni.

 

I bambini con ADHD hanno bisogno di struttura e routine. Dovrebbero essere aiutati a fare programmi e spezzettare le consegne in parti da eseguire uno alla volta. Può essere necessario chiedere loro ripetutamente che cosa abbiano fatto, come avrebbero potuto agire in modo diverso e perché gli altri reagiscono negativamente a quel che loro fanno. Specialmente i più piccoli spesso rispondono bene all’applicazione di regole ferree e rigide, naturalmente bisogna cercare di fargli capire il motivo sotteso.

A scuola la maggior parte degli alunni presentanti l’ADHD non hanno un’insegnante di sostegno, ma le loro difficoltà sono impegnative per i loro insegnanti. Ecco alcuni suggerimenti:

  • L’insegnante potrebbe far sedere l’alunno in una parte dell’aula dove ci sono meno distrazioni,  permettendogli di alzarsi e muoversi per scaricare la propria energia.
  • Stabilire una serie di regole con relative gratificazioni nel caso in cui le si rispetti appieno.
  • È utile ripetere le istruzioni o ancor meglio scriverle alla lavagna in modo tale che il bambino le abbia sempre davanti.
  • Stabilire periodi di studio intervallati da momenti in cui il bambino può lasciare l’aula per poter sfogare la sua iperattività.
  • Durante una spiegazione, l’insegnante potrebbe interrompersi ogni tanto per assicurarsi che il bambino non abbia perso qualche pezzo.

Possono sembrare banalità ma sono semplici accorgimenti che per un bambino con ADHD possono diventare un valido appiglio per mantenere l’attenzione ed essere inserito nel gruppo dei pari.

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2 Commenti all'articolo

Luana, giovedì 13 dicembre 2012 alle 11:21
Sono una mamma di un bambino di 8 anni. E dopo tre anni di visite da specialisti, colloqui con le insegnanti, colloqui con la psicologa della scuola ecc... solo adesso sono riuscita ad avere una relazione dettagliata sul disturbo del mio bambino (deficit di attenzione) e stiamo procedendo sul da farsi. Leggendo il suo articolo sono d'accordo sul trattamento da fare a scuola, peccato che non sia così. L'insegnante di sostegno scrive al posto di mio figlio (che ovviamente rimane indietro) e questo non lo aiuta per niente a rimanere alla pari con i suoi compagni. E' come se io nel weekend facessi i compiti al posto di mio figlio. Che aiuto gli darei? Le insegnanti alla fine di ogni compito scrivono "con aiuto - fuori tempo - lavoro incompleto ...) non capendo che il bambino sta perdendo la sua autostima! (E noi genitori la pazienza).
Dott.ssa Cacace, venerdì 14 dicembre 2012 alle 10:09
Salve Luana,
la ringrazio innanzitutto per il suo commento, il mio intento è proprio quello di condividere con genitori e insegnanti le proprie esperienze e perplessità.
Purtroppo conosco molto bene la realtà della scuola e sono consapevole dei limiti che a volte ci possono essere.

Quello che le posso consigliare è di chiedere un incontro con l'insegnante di sostegno e, se possibile, con la psicologa che ha steso la diagnosi di suo figlio, in modo da poter stilare un programma ad hoc per lui.
La collaborazione tra professionisti è il primo passo di un lungo e faticoso percorso di aiuto per questi bambini, se questa non sussiste si rischia di rendere il disturbo ancora più grave di quello che è. E' la stessa situazione che si verificherebbe nel momento in cui due genitori rispondessero in modo discordante ad una richiesta del figlio.
Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Deborah Cacace



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