Adolescenza: piercing e tatuaggi

scritto da: Dott.ssa Cacace | data: 12/09/2012 18:30:00 | 0 commenti

Piercing e tatuaggio sono due mode?

I ragazzi e le ragazze li considerano una moda, alcuni usano questa definizione in senso denigratorio e svalutativo, altri intendono semplicemente riconoscere lo statuto del fenomeno.

Prima non ci si tatuava e non ci si infilavano piercing, ora invece lo fanno in molti e l’impressione è che questa tendenza si stia diffondendo a macchia d’olio nell’universo adolescenziale.  Una delle caratteristiche della “moda” è quindi la sua diffusione planetaria e generazionale.

Per un adolescente la moda arriva da tutte le parti, si insinua nelle amicizie, anche i più refrattari ne vengono contagiati, non si resiste se si non si hanno buoni motivi per farlo.

La moda è la manifestazione sociale dei nuovi valori ideali e perciò non condividerla presuppone di possedere valori ideali diversi, alternativi, oppure di condividerli anche se non si indossa la “moda”: si può essere alla moda anche senza indossarla.

I ragazzi e le ragazze che hanno piercing e tatuaggi sono orgogliosi di averli, si sentono personalizzati, diversi, originali, impreziositi, eppure sono consapevoli di essersi inseriti in una “moda”: però pensano di averla domata avendola fatta una cosa propria, intima.

Rispetto al gruppo dei pari, il piercing e il tatuaggio che funzione svolgono?

Sorprendentemente alcune ricerche hanno dimostrato che queste due pratiche non vengono assolutamente elaborate culturalmente dal gruppo dei pari. Questo rappresenta solo la platea, un vago referente delle manipolazioni, ma non svolge alcuna funzione decisionale. Manipolare il proprio corpo non è una vicenda gruppale, è personalissima invece e meno se ne parla meglio è poiché altrimenti si corre il rischio di interferire in processi decisionali che sono tutti interiori.

Emerge quindi l’aspetto del viaggio verso la propria “interiorità”, di ricerca del vero Sé che caratterizza il percorso che porta l’adolescente a farsi fare un piercing o un tatuaggio.

Entrambe le manipolazioni sembra che possano essere vissute dall’adolescente come manovre orientate a recuperare indipendenza, autonomia e originalità rispetto al gruppo come soggetto che tende ad omologare per creare appartenenza.

L’aspetto solitario della decisione fa capire quindi come il gruppo sia totalmente estraneo alla “moda”, d’altra parte anche decidere di cambiare pettinatura o colore dei capelli, di solito, è un evento decisionale del tutto privato.

Rispetto alla coppia amorosa, il piercing e il tatuaggio come si collocano?

Si potrebbe pensare che le manipolazioni corporee potrebbero avere un intento seduttivo o di corteggiamento verso il partner amoroso, mentre alcune ricerche hanno dimostrato che la coppia non c’entra nulla. Tatuarsi o infilarsi piercing non ha nulla a che vedere con le richieste amorose, non c’entra con l’amore e la passione e neppure con l’erotismo e la sessualità della coppia adolescenziale, la sua tormentata formazione e il suo rapido disfacimento.

Tutto questo conferma ancora il significato drasticamente narcisistico delle manipolazioni corporee.

Chi è l’accompagnatore?

È difficile che un adolescente che abbia deciso di tatuarsi si rechi da solo dal tatuatore. Solitamente si fanno accompagnare da un coetaneo attribuendogli diverse funzioni: la maggioranza dei ragazzi indicano tra queste la necessità di condividere l’esperienza e ridurre la paura della novità e del dolore. L’accompagnatore serve anche a festeggiare l’esperienza e ad evitare la fuga dell’ultimo istante.

Quali funzioni svolgono nei confronti dei genitori?

Anche all’interno della relazione con i genitori la pratica della manipolazione del corpo non sembra alimentarsi di motivazioni ed intenzioni forti e comunque tali da giustificare da sole la decisione di intervenire drasticamente sulla pelle. I destinatari non sembrano essere né i genitori dell’infanzia immagazzinati in memoria e nei confronti dei quali è in atto la rivoluzione culturale promossa dall’adolescenza, né i genitori attuali, quelli che svolgono il loro ruolo impossibile nell’adolescente.

I ragazzi appaiono dispiaciuti che i genitori non possano far parte di questo “gioco generazionale”, loro non possono capire, sono incompetenti in questo campo. È un’incompetenza irrecuperabile in quanto i genitori appartengono ad una generazione diversa, che è come se parlasse una lingua diversa impossibilitando la comunicazione tra i due interlocutori.

I genitori si trovano quindi a rivestire il ruolo di meri osservatori che devono “subire” unicamente le conseguenze sociali del gesto del proprio figlio.

Il fatto che i ragazzi ritengano che il ruolo genitoriale non possa comprendere e perciò non possa condividere segnala con chiarezza che le manipolazioni non hanno un significato polemico, contestativo o di ribellione; i genitori in fondo non c’entrano.

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