Fattori di rischio per uno sviluppo atipico

scritto da: Dott.ssa Cacace | data: 02/09/2012 15:00:00 | 0 commenti

Come bisognerebbe agire nelle situazioni delicate per essere sicuri di poter aiutare concretamente un bambino?

Questa domanda assilla molto spesso gli adulti di riferimento che circondano un bambino in difficoltà, qualsiasi sia la problematica in questione. In generale l’atteggiamento più idoneo dipende sicuramente dalla tipologia del problema, ma può comunque essere riassunto nella “regola delle tre C”: Cura, Coerenza e Controllo. Essendo ogni caso a sé stante, ognuno di questi elementi dovrà essere posto in primo piano a seconda della situazione.

L’ostacolo più grande prima di arrivare al “come affrontare il problema” è sempre la corretta individuazione dello stesso, che passa necessariamente da un’analisi dei “fattori di rischio”. In molti casi si attribuisce tutto ad un “innocuo” cattivo comportamento del bambino, alla sua svogliatezza, alla scarsa capacità genitoriale e così via.

Il primo fattore in concorso è quello del patrimonio genetico ereditato dai genitori.  La genetica riveste un ruolo fondamentale in molte malattie psicologiche e/o psichiatriche; se pensiamo ad esempio alla schizofrenia, è dimostrato da numerosi studi che i figli di pazienti con questa malattia hanno maggiori probabilità di sviluppare tale disturbo rispetto alle altre popolazioni. Tali studi, insieme ad altri, hanno dimostrato sempre più la teoria secondo cui le influenze genetiche contribuiscono spesso alle difficoltà emotive e comportamentali che possono manifestare i bambini.

Al secondo posto c’è la costituzione fisica e in particolare le complesse strutture chimiche che controllano il nostro corpo e modificano sia le emozioni che il comportamento. Un esempio può essere la sintesi di una particolare sostanza del nostro corpo: la serotonina. Uomini e donne producono e ricambiano un diverso dosaggio di questa sostanza, sembrerebbe anzi che le donne ne abbiano una produzione maggiore. Questo spiegherebbe perché alcuni disturbi come la depressione, l’ansia e i disturbi alimentari, sarebbero più frequenti nelle donne, mentre altri come l’alcolismo, il suicidio e l’aggressività, siano più presenti negli uomini. Molto probabilmente basta che vi sia una disfunzione nell’azione della serotonina perché sorgano dei problemi emotivi, anche se questo non è ancora stato pienamente dimostrato.

Un’altra area importante è sicuramente la storia personale del bambino che spesso contiene indizi e temi rilevanti che hanno avuto una forte influenza nel modellare il suo attuale comportamento. La morte di un genitore, gravi malattie in fratelli o sorelle: questi sono solo pochi esempi di eventi che possono scatenare forti reazioni emotive e comportamentali che in poco tempo possono diventare parte integrante dell’atteggiamento di questi bambini.

Un elemento da affrontare quando ci si trova davanti ad un bambino  con difficoltà è l’analisi dell’ambiente famigliare attuale e il gruppo dei pari. Ognuno di noi è un “animale sociale”: inseriti in un contesto sociale  viviamo e soprattutto agiamo, senza questo non avrebbe senso fare nulla, e naturalmente da questo siamo costantemente influenzati. Ciò è ancora più vero per quanto riguarda i bambini, che non hanno ancora una precisa personalità e determinazione che li possa guidare, quindi seguono in tutto e per tutto o l’adulto di riferimento o il gruppo dei pari. Il bisogno di conformarsi ai desideri e ai piani delle persone significative è una caratteristica degli esseri umani, ma nelle diverse fasi della vita le persone significative tendono a essere diverse. Durante l’adolescenza se il gruppo dei pari richiede il coinvolgimento in attività delinquenziali o pericolose,  il rischio sarà maggiore in base alla grandezza della voglia di parteciparvi.

Per ultimo, probabilmente il più importante, c’è quello relativo agli stadi di sviluppo che il bambino ha percorso ed affrontato: gli esiti di sviluppo di ciascuno stadio vengono incorporati in quello successivo, se ci sono quindi state difficoltà o sconvolgimenti nell’affrontare un qualsiasi ostacolo, possono manifestarsi lacune che perdurano nel tempo e non permettono al bambino di affrontare i livelli successivi con risorse sufficienti.

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