La dislessia: il disturbo della lettura

scritto da: Dott.ssa Cacace | data: 02/09/2012 15:00:00 | 0 commenti

Che cos’è?

La dislessia è un disturbo che investe l’apprendimento di qualsiasi procedura. Il dislessico di fronte a qualcosa di nuovo deve poterlo esaminare, comporre, studiare nei dettagli per ricomporlo e farlo diventare cosa sua.

(P. Conte, Convivere con la dislessia, in AA.VV., 2002)

La caratteristica fondamentale del Disturbo della Lettura, definito “dislessia”, è data dal fatto che il livello di capacità di leggere raggiunto (cioè, precisione, velocità, o comprensione della lettura misurate da test standardizzati somministrati individualmente) si situa sostanzialmente al di sotto di quanto ci si aspetterebbe data l'età cronologica del soggetto, la valutazione psicometrica dell'intelligenza, e un'istruzione adeguata all'età (Criterio A). L'anomalia della lettura interferisce notevolmente con l'apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura (Criterio B). Se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà nella lettura vanno al di là di quelle di solito associate con esso (Criterio C).

Nei soggetti con Disturbo della Lettura sia la lettura mentale che quella orale sono caratterizzate da lentezza ed errori di comprensione, inoltre la seconda è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni o omissioni. La dislessia sottintende l’incapacità di collegare tra loro aspetti diversi che confluiscono nel processo di lettura; questi sono l’organizzazione spazio-temporale, la lateralizzazione, le capacità percettive, attentive e di memoria. Molto spesso il problema sta nell’integrazione tra loro di queste funzioni, le quali prese isolatamente possono risultare del tutto normali.

Roger Mucchielli e Arlette Mourcier parlano di «universo disorientato» (L.TRISCIUZZI, La pedagogia clinica, Laterza, Bari, 2003, p. 55) nel dislessico evidenziando come le difficoltà di lettura vengano scoperte soltanto con l’ingresso nella scuola elementare, ma come in realtà affondino le loro radici nel momento in cui il bambino ha iniziato a strutturare il proprio vissuto.

 

 

 

Il dislessico si trova a fare i conti con un universo di riferimento privo di punti fermi, caratterizzato dall’ambiguità, dall’instabilità. Per far fronte a questa situazione solitamente vengono sviluppate una serie di abitudini come reazione all’incertezza, solidamente ancorate alla concretezza, all’immediatezza. Questa strategia può riuscire ad aiutare il soggetto dislessico in molte situazioni, ma non nel caso della lettura, la quale presuppone un rapporto “Io-universo” stabile e ben strutturato, che si concretizza nel possesso di saldi riferimenti spazio-temporali.

La capacità di rispettare l’orientamento sinistra-destra e di distinguere all’interno di una parola così orientata lettere diverse in base a diversi orientamenti verticali e orizzontali si lega allo sviluppo dell’organizzazione spaziale. Molto spesso queste mancanze creano difficoltà anche in matematica, oltre ad incidere sull’apprendimento della lettura. Spesso, infatti, bambini dislessici presentano in ambito logico-matematico alcune difficoltà quali: confusione fra numeri simili, inversione di cifre, difficoltà di decodifica dei simboli numerici, difficoltà di decodifica del testo del problema, difficoltà a gestire la sequenzialità nelle operazioni matematiche, difficoltà di organizzazione dello spazio grafico, difficoltà a memorizzare le tabelline.

Analogamente queste difficoltà si riversano nella sfera personale, con una limitazione dell’autonomia più o meno grave. Basti pensare ai problemi che in tal caso si riflettono nel sapersi orientare nel tempo, quindi riuscire a capire in che momento della giornata siamo, riuscire a leggere l’orologio, a capire la differenza tra ieri e oggi, e via dicendo.

 

 

 

 

 

 

Come trattare la dislessia

Se il bambino dislessico non può imparare la strada che insegniamo, può insegnarci la strada per farlo imparare.

(I.Smythe, The Dislexia Handbook, in Grenci, 2004)

Una volta diagnosticato il disturbo specifico dell’apprendimento rappresentato dalla dislessia, secondo la Commissione del Consiglio Superiore di Sanità dell’Olanda (1997) occorre distinguere due livelli di intervento: il “recupero” e il “trattamento specialistico”.

Per quanto riguarda il trattamento specialistico, esso è di precisa competenza degli specialisti, di conseguenza riporterò alcuni consigli sul primo livello: il recupero.

Esso coincide con il sostegno e include una prima valutazione esplorativa che spetta alla scuola. Ecco alcuni consigli:

  • Evitare di costringere alla lettura ad alta voce: è preferibile una verifica finale della comprensione.
  • Utilizzare per scrivere una tastiera che consenta la selezione diretta delle lettere (pc), senza costringere a ricercare in memoria la forma da attribuire ad un suono.
  • Addestrare all’utilizzo delle dieci dita durante la scrittura per fare in modo che si guardi il monitor e non la tastiera, cosa che consente un maggior controllo di quanto viene scritto.
  • Permettere l’utilizzo del registratore come alternativa di stesura degli appunti in classe.
  • Utilizzare uno scanner con sistema di riconoscimento ottico dei caratteri che consenta di importare i testi scritti da utilizzare poi con la sintesi vocale.
  • Utilizzare un elaboratore di testi come Word che comprende la correzione ortografica (è meglio escludere la correzione immediata e correggere solo al termine del compito: può essere frustrante vedere la gran parte delle parole sottolineata in rosso).
  • Consentire l’utilizzo della calcolatrice
  • Utilizzare strategie divertenti e motivanti che diano alla lettura una valenza positiva e ludica.

 

 

Purtroppo tutti questi strumenti non sono sempre disponibili in ogni scuola del nostro Paese, per questo motivo è sempre necessaria una stretta collaborazione tra specialisti, insegnanti e genitori per trovare la miglior strategia. È pur vero che ad esempio l’utilizzo del computer ha rivelato una notevole forza nel trattamento di questo disturbo, esso oltre a permettere un controllo costante del lavoro svolto, consente di impegnare il bambino in esercizi ad alta rapidità che lo portano ad automatizzare i processi sottesi alla lettura.

Altri strumenti utili, di facile reperibilità, possono essere giochi enigmistici, che esercitano il bambino alla composizione della parola, oppure esercizi visivi, tipo operazioni di ricerca veloce di parole all’interno di figure complesse.

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