La dislessia: un caso reale

scritto da: Dott.ssa Cacace | data: 02/09/2012 15:00:00 | 3 commenti

La mamma di Giulia

“Giulia era una bambina docile, riflessiva, di poche parole. Affrontava la sua vita scolastica senza ribellione, per meglio dire la subiva. Non si lamentava mai, non faceva capricci e a chi le chiedeva della scuola, rispondeva sincera: “Come sono le tue maestre?”, “Brave”. “E i tuoi compagni?”, “Simpatici”. “E ti piace andare a scuola?”, “NO!!!”.

Da parte mia, vivevo malissimo gli insuccessi di Giulia. Perdendo il senso di realtà , nutrivo risentimento verso tutto l’universo scolastico: le maestre mi sembravano ostili, bravissime a rovinarci i week-end con carichi esagerati di compiti.

Ancora oggi mi chiedo com’è stato possibile che non sapessi nulla della dislessia. A cosa serviva la TV? Perché leggevo tutti i giorni il giornale se poi mi mancava la notizia che veramente mi serviva??

E perché il mio pediatra non mi ha messo in guardia oltre che sulla sesta malattia, otiti varie, varicella e simili, anche sul fatto che esistono disturbi non fisici come quelli dell’apprendimento??

Poi un giorno ho incontrato un’amica che non vedevo da molto tempo. Mi ha raccontato della figlia, che frequenta la seconda media dopo anni di difficoltà alle elementari, fino alla diagnosi: dislessia.

Io l’ascoltavo esterefatta, perché mi stava raccontando una storia che già conoscevo… la mia! È stato così che abbiamo incontrato Susanna, una psicologa che ha subito buttato all’aria le nostre idee sbagliate: macchè immatura, macchè svogliata, questa bambina ha bisogno di aiuto.

Basta con le letture ad alta voce, ma sì agli esercizi al computer e ai giochi di parole.

Ora sì che siamo serene….”

La mamma di Giulia

La mamma di Giulia non è un genitore disattento o un genitore che non segue la propria figlia, è unicamente una persona che non conosceva la dislessia finchè non l’ha provata sulla propria pelle. Questa è la storia di molte famiglie, che purtroppo scoprono tardivamente il problema del proprio figlio per scarsa informazione e si ritrovano ad un certo punto con un dubbio posto dalle insegnanti: “ma ha mai pensato che suo figlio sia dislessico?”.

Solitamente questi genitori si allarmano davanti ad una domanda del genere perché ognuno di noi posto di fronte a qualcosa che non conosce, ha come prima reazione la paura. Bene, il mio intento è quello di togliervi qualsiasi timore e darvi qualche “consiglio per l’uso” da applicare di fronte a questo disturbo. Potrebbero sembrare banalità ma per questi bambini saranno validi aiuti.

Affrontando il caso di Giulia possiamo notare come un bambino dislessico possa reagire in modo diverso al suo disagio, mostrando depressione, tendenza all’isolamento o aggressività. Naturalmente anche i genitori avranno una propria reazione al comportamento del figlio e non sempre risulta facile affrontare il problema in modo equilibrato. Bisognerebbe innanzitutto cercare di essere positivi, pazienti, perseveranti e soprattutto pratici nei confronti di questi bambini. Sia per il bambino che per i genitori talvolta questo percorso può essere faticoso, per questo può essere utile un sostegno psicologico.

L’A.I.D. (Associazione Italiana Dislessia) da alcuni suggerimenti pratici su come affrontare il disagio: fondamentale e primario è informarsi il più possibile sul problema; cercare una valutazione diagnostica appropriata, quindi portare il bambino da uno specialista; scambiare esperienze con altri genitori; discutere del problema con gli insegnanti; cercare un aiuto esterno per le attività scolastiche a casa; sostituire o alternare la lettura con altre fonti di informazione (per esempio CD audio).

La cosa principale che un genitore deve fare è trovare un metodo che possa far tornare l’interesse nel proprio bambino, per questo bisogna pensare fuori dagli schemi, evitare la competizione con amici o fratelli, riconoscere il successo e convincersi che lo sviluppo naturale di un bambino non è mai prevedibile.

 

 

 

 

 

Leggere con il proprio figlio è un’attività utile, ma non deve diventare motivo di stress o frustrazione: la lettura deve essere piacevole, facilitata, per cui se dopo qualche secondo il bambino non dovesse riuscire a leggere la parola, sarà il genitore a farlo. Rileggendo la stessa storia il giorno dopo, il bambino ricorderà la parola difficile che gli era stata letta, e questo sarà per lui un apprendimento nuovo e soprattutto positivo.

Un altro metodo efficace e divertente è quello di dividersi i compiti: ad esempio leggere una riga a testa di un testo, così il bambino cercherà di prevedere ciò che lo aspetta e si prepara.

Questi ed altri esempi di come aiutare questi bambini, sono stati raccolti in un libro molto utile a livello pratico, da sottolineare il fatto che è stato scritto da un gruppo di genitori con disturbi dell’apprendimento, il libro si intitola “Manuale di sopravvivenza, per non naufragare nella tempesta scolastica” scaricabile gratuitamente da www.dislessia-genitori.org.

Si tratta di un libro molto efficace e concreto che propone una carrellata di idee e strategie nate dalla vita di tutti i giorni, ve ne faccio qualche esempio:

·         L’uso del metronomo durante la lettura: su un testo di 10 righe contare le sillabe e farlo leggere secondo il ritmo naturale cronometrando il tempo con un cronometro; quindi farlo rileggere sillabando e seguendo il ritmo del metronomo; aumentare la velocità di quest’ultimo gradatamente; ripetere l’esercizio tutti i giorni per 5 minuti; dopo 15 giorni confrontare il primo tempo e l’ultimo per verificare se ci sono o meno miglioramenti. Non vi aspettate miglioramenti eclatanti, anche pochi decimi di secondi sono importanti, e soprattutto è importante che il bambino lo percepisca come divertente, se così non fosse non è la strategia giusta.

·         La tecnica associativa: serve a ricordare nomi difficili e parole straniere; occorre seguire 5 regole:

1.       Capire ciò che si vuole ricordare

2.       Creare storie assurde e divertenti per concatenare gli argomenti

3.       Visualizzare ed enfatizzare le parole in questione

4.       Ripetere l’intera storia con tutte le sfumature

5.       Ripetere solo le nozioni senza le sfumature

·         La concatenazione: per memorizzare informazioni che non hanno nessun nesso logico tra loro. Si tratta di inventare una storia che leghi tali parole: scegliere un’ambientazione che ne ricordi alcune, collegarle tra loro nel modo più insensato possibile, memorizzare la sequenza e visualizzarla.

·         Il metodo di studio: Servono diversi elementi: un approccio giocoso, una verifica intesa come revisione, la lettura e un riassunto orale dei contenuti fatti per il bambino e ripetuti finché egli stesso non sia in grado di ripetere da solo.

·         Il libro parlato: si tratta di audiolibri, ossia di testi scolastici interamente letti. Nel sito www.libroparlato.org,  pagando l’iscrizione annuale e il costo del CD, in un mese si riceve l’audio-book del libro che si desidera.

I metodi sono tantissimi e possono essere più indicati per alcuni bambini mentre per altri no, l’importante è che il bambino veda sempre l’attività come stimolante e divertente. È naturale che come i bambini dopo un po’ di tempo si stancano di un gioco, si stancheranno anche di questa attività, quindi è sempre necessario variare e inventare nuove alternative. Sicuramente non si tratta di un compito facile per un genitore, per questo può essere utile affidarsi ad una persona esperta in materia che possa aiutare ad esempio il bambino per qualche ora pomeridiana, in modo da avere sempre idee nuove.

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3 Commenti all'articolo

mchinpa, domenica 23 giugno 2013 alle 17:02
Salve - posso chiedervi il perchè della frase "basta con la lettura ad alta voce"? Io sono stata incoraggiata a leggere i compiti di storia / geografia o l'italiano stesso ai miei figli xche la loro comprensione del testo aumentava notevolmente in questo modo e in effetti quest'anno è stato un metodo che mi sembrava produrre dei risultati positivi. Ma forse sbaglio nel farlo? grazie mille MC
mchinpa, domenica 23 giugno 2013 alle 17:02
Salve - posso chiedervi il perchè della frase "basta con la lettura ad alta voce"? Io sono stata incoraggiata a leggere i compiti di storia / geografia o l'italiano stesso ai miei figli xche la loro comprensione del testo aumentava notevolmente in questo modo e in effetti quest'anno è stato un metodo che mi sembrava produrre dei risultati positivi. Ma forse sbaglio nel farlo? grazie mille MC
Dott.ssa Cacace Deborah, domenica 23 giugno 2013 alle 17:20
"basta con la lettura ad alta voce" e' riferito ai bambini e ragazzi con dislessia. Si tratta di un compito faticoso che oltrettutto, nella maggioranza dei casi, consente una scarsa comprensione. In questo senso e' sicuramente utile il genitore che legge al posto del figlio o ancora meglio l'uso del sintentizzatore vocale che permette al ragazzo di autonomizzarsi nello studio.



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